Centro di Ateneo per i Musei - Università degli Studi di Padova

Struttura

Ente di appartenenza: Università degli Studi di Padova
Data di fondazione: 2004
Struttura attuale: 13 musei, 16 collezioni

Descrizione

Il Centro di Ateneo per i Musei è l'organismo che coordina i 13 musei e le 16 collezioni dell'Università di Padova, promuovendo, d'intesa con i Dipartimenti, la tutela e la valorizzazione del ricchissimo e variegato patrimonio storico artistico e storico naturalistico raccolto dall’Ateneo nei suoi quasi ottocento anni di vita.

L’Università di Padova è stata tra le prime al mondo a dotarsi di una collezione scientifica a scopo didattico e di ricerca. Il merito di aver raccolto quello che sarebbe stato il primo nucleo di questa vasta collezione va ad Antonio Vallisneri, chiamato nell’anno 1700 a Padova a insegnare Medicina Pratica: lo scienziato costituì una raccolta di oggetti, reperti e strumenti che, una volta donata all’Ateneo (1733), fu la base per la successiva creazione dei laboratori scientifici e delle raccolte museali, insieme al “Teatro di filosofia sperimentale” inaugurato nel 1740 da Giovanni Poleni (primo esempio in Italia di laboratorio di fisica universitario, dotato di oltre quattrocento strumenti). Grazie a successive acquisizioni e donazioni, il patrimonio di Ateneo si è via via ampliato e specializzato, senza mai perdere di vista la sua precipua vocazione di supporto alle attività di ricerca e di didattica condotte all’interno dell’Università.

Oggi il complesso dei musei e delle collezioni universitari copre le diverse aree del sapere: strumenti scientifici, beni naturalistici, oggetti di vita vissuta, e ancora le vicende di uomini e donne che hanno fornito un significativo contributo al progredire del sapere, testimonianze vive e concrete di come le scienze e le conoscenze progrediscono, mutano, si affinano con il passare dei secoli, nonché occasioni per riflettere su alcuni temi caldi del nostro presente.

Per l’area medica, il Museo dell’Anatomia Umana “G.B. Morgagni”, articolato nella sezione di Anatomia Normale e in quella di Anatomia Patologica, richiama fin dalla titolazione la gloriosa storia della scuola medica patavina e i suoi fondamentali contributi alla nascita della medicina moderna grazie a celebri studiosi quali Andrea Vesalio, Gabriele Falloppio, Girolamo Fabrici d’Acquapendente e per l’appunto l’anatomista e patologo Giovan Battista Morgagni. Nobili e antiche anche le origini del Museo didattico di Medicina Veterinaria - la sua storia si lega al settecentesco Collegio Zoojatrico patavino -, il quale rappresenta tutt’oggi un valido strumento didattico per gli studenti dei diversi corsi di studio in medicina veterinaria, in costante dialogo con il territorio e le scuole. Ancora da segnalare le collezioni storico-scientifiche dell’ex Facoltà di Medicina (le collezioni di strumenti e parti di strumenti radiologici e accessori, le collezioni di farmacia e farmacologia, le collezioni di oculistica e la collezione di cere ostetriche e strumentazione specialistica ostetrico ginecologica antica), di grande interesse per conoscere l’evoluzione della scienza medica nei secoli.

L’area naturalistica vanta ben cinque musei e due collezioni storiche (Collezione di modelli di macchine e attrezzature agricole, Collezioni zoologiche del Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse Naturali e Ambiente), che ben testimoniano il progressivo specializzarsi delle discipline nel corso dei secoli: il Museo di Antropologia, il Museo di Geologia e Paleontologia, il Museo di Zoologia e il Museo di Mineralogia vantano infatti un’origine comune dalla donazione delle collezioni naturalistiche di Antonio Vallisneri. Nel 1869 la cattedra di Storia Naturale Speciale venne suddivisa in cattedra di Mineralogia e Geologia e cattedra di Zoologia e Anatomia Comparata: la divisione degli insegnamenti comportò anche la separazione delle collezioni. Nell’attuale Museo di Zoologia sono tuttora conservati due importanti reperti dell’epoca di Vallisneri, ben documentati e datati: una gigantesca tartaruga liuto, donata all'Università di Padova da Papa Clemente XIII nel 1760 e divenuta olotipo della specie; e uno scheletro incompleto di capodoglio, pescato nei pressi di Zara nel 1767. La maggior parte degli esemplari appartengono invece al XIX secolo, frutto di donazioni e acquisizione di nuovi esemplari. Degna di nota la collezione di Giovanni Canestrini, cui spetta anche la costituzione del nucleo originario dell’attuale Museo di Antropologia, dove protagonista è l’Uomo: il Museo conserva importanti reperti scheletrici umani preistorici e molti reperti di interesse archeologico relativi soprattutto alle più antiche fasi di vita dell’uomo sulla terra, nonché preziose collezioni etnografiche che testimoniano la ricchezza espressiva di molte culture umane. Gli attuali musei di Geologia e Paleontologia e di Mineralogia sono stati gli ultimi a lasciare la sede centrale di Palazzo Bo per trasferirsi, negli anni Trenta del secolo scorso, presso il complesso di Palazzo Cavalli, dove per decenni hanno invitato ricercatori, studenti e semplici visitatori a scoprire la storia del nostro pianeta e come sia cambiata ed evoluta la vita nel corso del tempo geologico. Il Museo di Geologia e Paleontologia in particolare vanta collezioni di grande pregio storico e scientifico, raccolte in oltre tre secoli di attività: talora reperti unici, che da sempre hanno risvegliato l’interesse dei paleontologi e che, tutt’oggi, vengono studiati con moderne tecniche da ricercatori provenienti da ogni parte del mondo, in cerca di preziose informazioni non solo sulla storia della vita, ma anche su altri argomenti cruciali e di estrema attualità, come i cambiamenti climatici e lo sfruttamento delle georisorse. Il Museo di Mineralogia possiede invece una ricca collezione mineralogica di campioni provenienti sia da giacimenti minerari e metalliferi italiani ed esteri, intensamente coltivati in passato e oggi in gran parte esauriti, sia dagli impervi ambienti rocciosi alpini, dove i cercatori di minerali si avventurano tuttora alla ricerca di preziosi “cristalli di rocca”. Altra infine la storia del Museo Botanico, profondamente legata a quella dell’Orto botanico, la cui origine risale, come noto, al 1545: la prima notizia della presenza di un Erbario universitario si ha però solo agli inizi dell’Ottocento sotto la prefettura del medico e bibliotecario Giuseppe Antonio Bonato. Per tutto l’Ottocento, e fino agli anni cinquanta del Novecento, vengono effettuati numerosi ed importanti acquisti oltre che donazioni da parte di studiosi, o loro eredi, che a vario titolo hanno avuto a che fare con Padova. Ai circa 600.000 esemplari dell’attuale Herbarium Patavinum si sono aggiunte, nel tempo, collezioni di vario genere, le quali testimoniano gli interessi degli studiosi che hanno frequentato l’Orto di Padova: semi, frutti, rotelle e sezioni ultrasottili di legno, tabelloni didattici, pannelli in cera d’api, modelli fungini, galle, vetrini con diatomee e lastre fotografiche.

Di più recente costituzione, le collezioni afferenti all’area tecnico-scientifica (Collezioni del Centro di Sonologia Computazionale, Collezione di topografia e geodesia, Collezione di strumenti e modelli idraulici, Collezione storica di ingegneria industriale, Collezione di strumenti storici di chimica, Collezione di geodesia, geofisica e fisica terrestre, Collezione di modelli e strumenti matematici, Collezione di psicologia sperimentale, Collezione di calcolatori per la ricerca statistica), illustrano gli sviluppi di svariati settori del sapere nel corso degli ultimi due secoli e risultano di grande interesse storico sia nel loro complesso sia per l’eccezionalità di alcuni reperti. Spesso rari, talvolta unici i reperti conservati nel Museo Giovanni Poleni, intitolato al grande scienziato che inaugurò a Padova l’insegnamento della fisica in termini moderni, avviando nel 1739 il primo Gabinetto di Fisica sperimentale. Grazie alla sua eccezionale raccolta di strumenti scientifici, tra le più importanti d’Europa per varietà e ricchezza di oggetti, il museo propone un viaggio nel tempo attraverso tre secoli di ricerche e didattica per scoprire il modo di lavorare degli studiosi patavini, in collegamento con gli sviluppi della disciplina a livello globale. Un’altra eccellenza veneta è celebrata nel Museo di macchine “Enrico Bernardi”, dove sono conservati i principali esemplari di motore a combustione interna che hanno segnato la storia motoristica in Europa nella seconda metà del XIX secolo. Il Museo degli Strumenti dell’Astronomia ci offre invece un osservatorio privilegiato sui grandi successi ottenuti dagli astronomi patavini principalmente nel campo delle stelle variabili, stelle novae, supernovae e galassie, con la realizzazione di un prezioso archivio dati.

Per l’area umanistica, il primo nato è il Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte, sito all’ultimo piano di Palazzo Liviano, nella suggestiva ambientazione degli spazi appositamente creati da Gio Ponti: parte delle sue collezioni risale al Museo Vallisneriano, con un consistente nucleo di reperti dalla cinquecentesca collezione di Marco Mantova Benavides; altre collezioni sono frutto di donazioni, acquisti e qualche raro deposito, e ci raccontano di personaggi e vicende che fanno parte della lunga storia degli studi antichistici, riflettendo i mutamenti, culturali e di metodo, caratterizzanti la nascita e la strutturazione della disciplina archeologica a Padova in parallelo a quanto avveniva nel resto d’Europa. Nel Museo dell’Educazione, formalmente costituito nel 1993 come espressione della specifica, secolare vocazione dell’Ateneo di Padova per gli studi storico educativi, libri e giocattoli, foto e quaderni, sussidi didattici e arredi scolastici, registri e pagelle, diplomi di laurea e papiri, inchiostri e pennini documentano come, dall’Ottocento ad oggi, le giovani generazioni siano state “educate” dalla nascita all’ingresso nella vita adulta. Anche le collezioni del Museo di Geografia costituiscono preziosa testimonianza delle attività di ricerca e didattica svolte all’Università patavina nel campo della geografia dall’Ottocento ad oggi e raccontano gli affascinanti sviluppi del pensiero geografico, dal determinismo al cultural turn. Il Patrimonio Storico Artistico di Ateneo si occupa infine della conservazione e della valorizzazione del ricchissimo patrimonio storico-artistico, mobile e immobile, acquisito, commissionato o ricevuto in dono dall’Università nei suoi Ottocento anni di vita: affreschi, quadri, sculture, ma anche mobili di design, collezioni di stampe, vetri artistici e tanti altri reperti di varie tipologie e materiali, che custodiscono storie curiose e affascinanti, a volte problematiche, in attesa di essere narrate.

Se già è emerso l’impegno del CAM nel perseguire l’Obiettivo 4 (Istruzione di qualità) dell’Agenda 2030, tra le più rilevanti iniziative volte a promuovere uno sviluppo sostenibile meritano di essere segnalate: la partecipazione corale al Festival dello Sviluppo sostenibile 2020 (Le differenti sostenibilità dei Musei Unipd, Palazzo Bo e online, 22/09-08/10/2020); la mostra I giganti del mare: così grandi, così fragili (Palazzo Cavalli, 04/10-03/11/2019), a cura del Museo Didattico di Medicina Veterinaria in collaborazione con il Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione; l’itinerario virtuale Storie da un mondo plastic free, un’inedita chiave di lettura dei reperti etnografici conservati dal Museo di Antropologia; l’itinerario virtuale Alla scoperta del Museo dell’Educazione, con un affondo sul ruolo rivestito dai giocattoli nel radicare stereotipi di genere; la mostra virtuale Alle radici del Museo Botanico. Rilevante l’impegno per l’accessibilità attraverso la programmazione di visite guidate e laboratori, anche online, rivolti a bambini e adulti con difficoltà visive e motorie, linguistiche e cognitive; tramite l’organizzazione di mostre e cicli di conferenze, tra cui gli appuntamenti pomeridiani wellCAM, volti a condividere con tutta la cittadinanza la ricchezza del patrimonio di Ateneo e le tante storie, scoperte e riflessioni, che esso può incoraggiare; e con la predisposizione di mostre e percorsi virtuali, tramite i quali chiunque, in qualunque parte del mondo, può entrare in contatto e approfondire le collezioni universitarie.
 

Reti di cui è partner: ICOM, ANMS, Universeum, Coimbra Group Universities

Biblio-sitografia

  • Bibliografia essenziale:
    • Gregolin C. (a cura di), 1996 - "I Musei, le collezioni scientifiche e le sezioni antiche delle Biblioteche". Università di Padova, Centro Interdipartimentale di Servizi Musei Scientifici.
      AA.VV., 2000 - "La curiosità e l'ingegno - Collezionismo scientifico e metodo sperimentale a Padova nel Settecento". Università degli Studi di Padova, Centro Musei Scientifici.
  • Sito ufficiale: https://musei.unipd.it

Contatti

Sede: Palazzo Cavalli, via Giotto 1, Padova
E-mail: centromusei@unipd.it
Telefono: +39 049 827 2049

Autore scheda: Isabella Colpo, Chiara Marin, Elisa Dalla Longa

Fotografia: Federico Milanesi

Diritti: Università degli Studi di Padova